Artemisia Annua, nuova cura contro il cancro?[Aggiornato10/19]

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Un cenno sulle ultime ricerche

Oggi, molti di quei ricercatori che volgono i loro studi verso la ricerca di efficaci terapie antitumorali, concentrano la loro attenzione nei confronti del sistema immunitario.
Questo per cercare di capire in che modo il sistema di difesa del nostro organismo, a fronte di un”attacco”, interagisca con le cellule del tumore.

Riflettiamo un attimo per capire cosa succede.

Sfuggendo al controllo del sistema immunitario, le cellule tumorali sono in grado, una volta generatesi per le cause più disparate, di crescere, moltiplicarsi e diffondersi in tutto l’organismo.
A quel punto il tumore diventa “visibile” in differenti parti del corpo.
Si cercano quindi dei modi per ripristinare la capacità del sistema immunitario ad attaccare ed eliminare le cellule tumorali e questo avviene utilizzando diverse strategie:

  1.  Stimolando il sistema immunitario a liberarsi delle cellule tumorali.
  2.  Impedendo alle cellule tumorali di usare tecniche mascheranti e limitanti del nostro sistema immunitario. Approccio, quest’ultimo, che ha come bersaglio principale le nostre cellule, piuttosto che quelle del tumore.

Altra caratteristica importante è che,

la terapia convenzionale antitumorale non crea una memoria immunitaria, ma esaurisce la sua efficacia nel momento in cui la somministrazione termina e i residui di farmaco vengono definitivamente eliminati dal nostro corpo.
Invece l’approccio immuno-oncologico, come viene definito, agisce rendendo il sistema immunitario capace di riconoscere e attaccare in modo selettivo le cellule tumorali e stimolandolo a ‘ricordare’ le cellule tumorali, permettendogli di adattarsi continuamente al tumore nel tempo e garantendo in tal modo una risposta immunitaria costante e durevole, qualora dovessero presentarsi delle recidive.

Trattamenti non convenzionali

Tra i diversi protocolli farmacologici, poi, ce ne sono alcuni che contemplano l’associazione di terapie convenzionali con un elemento fitoterapico, ossia con delle piante, che possono o potenziare l’azione di altri farmaci, ovvero limitare gli effetti nocivi della chemio o, infine, provare ad avere una attività curativa autonoma.

Recentemente parecchio discusso, è stato il caso dell’Artemisia Annua.
Da questa pianta si estrae un principio attivo, l’Artemisinina, normalmente impiegato per la terapia anti-malarica.

Come agisce l’Artemisinina?

Molto in breve, la sua azione molto potente è legata alla struttura chimica che lega il ferro intracellulare. Dato che le cellule tumorali contengono significativamente più ferro libero intracellulare delle cellule normali è stato dimostrato che artemisinina e suoi analoghi, in maniera selettiva, possono causare arresto della crescita cellulare e l’apoptosi (distruzione) in molte linee cellulari tumorali.

Questo è un prospetto dell’azione a livello chimico. Le piante però, essendo esseri complessi e non formati da un’unica molecola attiva, ma da un insieme di queste, possono avere anche effetti direttamente sul DNA cellulare.

Su che patologie è stata studiata?

Uno studio recentissimo, ad esempio (pubblicato ad Agosto del 2019), ha evidenziato come l’estratto di Artemisia possa inibire la proliferazione cellulare e indurre l’apoptosi nelle cellule di carcinoma epatocellulare umano, aumentando l’attività dei fattori di necrosi tumorale (TNF) attraverso percorsi che intervengono nella trascrizione del DNA a livello cellulare (JNK / NF-κB).

Un altro egualmente recente (05/2019), enfatizza l’ipotesi che, oltre all’artemisinina, i preparati di Artemisia annua potrebbero contenere più ingredienti con potenziale attività antitumorale.
Questo ne spiegherebbe l’attività anche in altre forme tumorali, come il carcinoma mammario, del pancreas e della prostata, nonché in una forma di tumore polmonare

Queste caratteristiche rendono i composti contenenti artemisinina , degli interessanti candidati come farmaci chemioterapici anti cancro.

Come si può assumere?

La via di somministrazione è orale.
Le forme disponibili sono principalmente liquida (in tintura alcolica o non) e solida in compresse o capsule.
I dosaggi sono indicati dal medico. A puro titolo esemplificativo, il dosaggio degli estratti liquidi va da uno (1) a sei/sette (6-7) cucchiai da tavola suddivisi nell’arco della giornata.
Per le forme solide (capsule/compresse) il dosaggio va da 200 mg a 1000 mg, da ripartire durante il giorno.

Ci sono effetti collaterali?

Il principale effetto collaterale riportato in numerosi studi clinici su animali di grossa taglia è stato la neurotossicità, l’embriotossicità – per cui se ne sconsiglia l’uso in gravidanza – e la possibilità di reazioni allergiche.

Confrontando i dati vengono evidenziati legami con il dosaggio, la modalità di somministrazione ed il tempo di somministrazione. Il dosaggio pertanto non deve essere aumentato senza criterio, ovvero prolungato nel tempo (alcuni giorni al mese) per evitare gli effetti sopraindicati.

Inoltre si deve valutare l’uso della tintura idroalcolica nei casi in cui esistano irritazioni al cavo orale o patologie esistenti al carico del fegato. Nel primo caso l’alcol può aumentare le irritazioni presenti, nel secondo – proprio perché la sua sede di metabolismo è nel fegato – potrebbe produrre effetti nocivi da sovraccarico.

Ricapitolando

  • Molti studi in letteratura concordano sulle qualità di questa pianta, nella cura di alcune forme di tumore.
  • La sua azione è ossidante per le cellule. Quindi si può valutare il caso di neoplasie, ma non come preventivo (in questi casi è preferibile usare degli anti-ossidanti).
  • L’Artemisia annua non è inclusa tra le piante della lista BELFRIT e il suo uso è subordinato a presentazione di ricetta medica ripetibile.
  • L’uso di Artemisinina, sotto supervisione medica, può essere uno di quei farmaci da utilizzare in combinazione con i classici farmaci antiblastici con lo scopo di aumentare non solo l’efficacia, ma anche la sopravvivenza dei pazienti oncologici.

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