Puntura di medusa che fare

Poche persone a questo mondo affermerebbero di amare le meduse eppure, se ci si sofferma ad osservarle per più di un secondo si possono scoprire creature eleganti e bellissime.
Talvolta i loro colori contrastano con il blu del mare, altre volte la trasparenza le rende molto difficili da individuare. Le meduse 
vengono viste come una minaccia per la balneazione e spesso causano un vero e proprio spopolamento delle spiagge. 

Le meduse sono utili all’ecosistema

Le meduse, da un sondaggio parrebbe così, sono tra gli organismi più odiati dall’uomo ma non dobbiamo dimenticare che popolano il pianeta da molto prima di noi (sono tra gli animali più antichi comparsi sulla Terra) ed hanno un ruolo ecologico molto importante; fungono infatti da “filtro” per l’acqua di mare e contribuiscono al mantenimento e al bilanciamento della catena alimentare.

Inoltre, secondo una recente ricerca pubblicata le meduse avrebbero anche una notevole importanza nel ciclo del carbonio, in particolare in relazione al problema del riscaldamento globale. Le meduse sequestrerebbero grandi quantità di carbonio, alimentando la pompa biologica che lo sottrae all’ atmosfera.

Come ci “pungono”

Le meduse sono dotate di tentacoli urticanti a scopo  difensivo e predatorio.
Infatti, è proprio grazie a questi  che riescono a catturare piccole prede, come plancton,  o a difendersi dai loro predatori come cetacei e  tartarughe. La pericolosità di questi organismi è data  dalle cellule urticanti che si trovano sui tentacoli e che  possono provocare ustioni con bruciore.

Generalmente  le meduse non rappresentano un grave pericolo per  l’uomo, tuttavia, nei mari tropicali australiani esistono specie molto temibili, come la vespa di mare, Chironex fleckeri, il cui veleno  può essere fatale anche per l’uomo.
Nei nostri mari, per fortuna, non si conoscono specie così pericolose, ma sicuramente il contatto con il tentacolo di una medusa può lasciare degli  spiacevoli strascichi.

Il veleno delle meduse è composto, tra gli altri  componenti, di metalloproteinasi che sono tra le cause della risposta  infiammatoria del tessuto colpito. Proprio per questo, alcuni studiosi si sono  soffermati sulla ricerca di inibitori dell’attività di questi enzimi.

Tra le  sostanze più promettenti, la tetraciclina (in crema presente sul mercato in farmaci quali Aureomicina e Pensulvit).
In uno studio del 2013, si è vista in grado di ridurre e prevenire la tossicità indotta da una specie particolarmente pericolosa (Nemopilema nomurai) in test in vitro ed in vivo.

L’approfondimento di questo tipo di rimedi è volto a ridurre il rischio di dermonecrosi che si può verificare  a seguito dell’incontro con specie particolarmente urticanti di medusa.

I rimedi per la puntura da medusa

  • La prima regola da osservare quando si viene punti da una medusa è: niente panico! Se siete al largo cercate di raggiungere la riva (o la vostra barca).
  • Una volta raggiunta l’acqua bassa bisogna sciacquare la zona del contatto con acqua salata, per asportare più residui urticanti possibile. Grattare o strofinare la pelle potrebbe portare al risultato opposto.
  • A questo punto il bruciore dovrebbe passare da solo, nel giro di qualche ora, ma si può alleviare con un gel astringente al cloruro di alluminio, acquistabile in farmacia. Meglio ancora sarebbe immergere l’area interessata in acqua calda a 40-50°C per circa 20 minuti, questa operazione discioglie le tossine. Evitate ogni altro “rimedio della nonna” come la pipì o l’ammoniaca; è stato dimostrato scientificamente che non servono a nulla.
  • Se insorgono altri sintomi come sudorazione, confusione, vertigini, difficoltà nella respirazione, mal di testa, nausea, vomito o eruzione cutanea diffusa è meglio chiamare subito il 118 perché si potrebbe manifestare un shock anafilattico.
  • Evitare di esporre l’ustione al sole per qualche giorno limiterà la formazione della cicatrice.

Conclusioni

In generale, il trattamento dell’avvelenamento comporta la prevenzione dell’ulteriore rilascio di nematocisti e l’alleviamento dei sintomi locali e/o sistemici.

Spesso si tramandano molti trattamenti aneddotici, ma la risposta di pronto soccorso specie-specifica sarebbe essenziale per un trattamento efficace. Tuttavia, l’identificazione delle specie è difficile nella maggior parte dei casi.

È stato dimostrato che analgesici orali, acqua di mare, alluminio cloruro
e acqua calda a 42–45 ° C sono efficaci contro l’inibizione del veleno e danno sollievo dal dolore.
L’applicazione di aceto topico per 30 s è efficace su punture di alcune (poche) specie specifiche.

Sarebbe opportuno consultare gli avvisi pertinenti ai pericoli delle zone balneari da frequentare, soprattutto nelle aree a rischio

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