Il dosaggio per l’olio di Cannabis

La cannabis medica è sempre più utilizzata nel trattamento di svariate patologie, alla ricerca di farmaci efficaci con basse percentuali di effetti avversi. L’attenzione è crescente particolarmente per i trattamenti del dolore, sia acuto che cronico.

Tuttavia, nella pratica clinica vi è spesso un’alta variabilità nella risposta al trattamento con cannabis medica che non è sempre completamente giustificata dall’intensità del dolore o dalle condizioni cliniche.

Questa mancanza di prevedibilità è uno dei motivi per cui l’olio di cannabis incontra ancora delle ritrosie perché sia stabilmente proposto ed usato come medicamento.

L’olio di Cannabis

L’estratto in olio di Canapa, con qualsiasi metodica sia lavorato (Romano/Hazekamp-Cannazza-Sifap- Calvi ed altre) è certamente la forma farmaceutica più usata in Italia.
Questo per tutta una serie di motivi, tra i quali:

  • semplicità di lavorazione,
  • alta concentrazione dei principali attivi,
  • discreta stabilità nel tempo,
  • facilità di assunzione,
  • facilità nella regolazione del dosaggio,
  • immediata disponibilità del farmaco

Perché agisce?

I meccanismi su cui si basa l’effetto della Cannabis medica non sono ancora stati completamente spiegati.

A causa della natura lipofila (affine ai grassi) dei cannabinoidi, inizialmente si pensava che questi composti fossero in grado di esercitare vari effetti biologici, in quanto capaci di penetrare nelle cellule, creando una interruzione nella loro membrana e introducendosi così in esse.

Tuttavia, in seguito alla scoperta del THC e al successivo emergere di numerosi cannabinoidi sintetizzati chimicamente, la mappatura e la caratterizzazione farmacologica dei siti di legame dei cannabinoidi nel cervello hanno rivelato l’esistenza di un presunto recettore per i cannabinoidi (CBR),  che è ora noto come CB1R.
Non molto tempo dopo, un altro recettore dei cannabinoidi (CB2R) fu identificato e clonato, in seguito denominato recettore periferico dei cannabinoidi 2 (1993).

Oggi sappiamo inoltre che, nonostante solo CB1R e CB2R siano ampiamente riconosciuti come i recettori per le molecole contenute negli estratti di Cannabis, esistono molti altre strutture proteiche che interagiscono con i cannabinoidi.

Quali prospettive

Lo scopo attuale dei ricercatori è di fornire un possibile collegamento tra fattore genetico e risposta clinica al trattamento con Cannabis medica nel dolore cronico, al fine di contribuire alla creazione di nuovi farmaci innovativi.

Per questo, è necessaria una maggiore comprensione dei processi attraverso i quali i cannabinoidi, il sistema dei recettori e le funzioni analgesiche interagiscono.

Un recente studio ancora in via di svolgimento sta dimostrando che esistono dei differenti tipi di geni la cui presenza o attivazione è responsabile dei benefici e/o degli effetti avversi che si verificano durante la terapia con la cannabis.

L’ipotesi è che la presenza di particolari polimorfismi genetici codificanti per i recettori dei cannabinoidi, costituisca una correlazione significativa con una diversa risposta terapeutica , non solo sull’intensità del dolore, ma anche sui dosaggi, sull’eventuale presenza di effetti collaterali o benefici e indirettamente collegati con la dimensione psicologica del paziente.

I dosaggi dell’olio di Cannabis

Una volta chiariti questi aspetti, risulta più chiaro perché ancora non esistano protocolli terapeutici precisi, capaci di collegare le diverse patologie ai diversi tipi di infiorescenze di cannabis terapeutica oggi autorizzate all’uso in Italia, con degli specifici quadri posologici, tali da poter determinare a priori un certo numero di gocce di farmaco da raccomandare ad ogni singolo paziente.

Per le diversità genetiche esistenti tra gli individui, infatti, è possibile che lo stesso identico  farmaco a base di Cannabis terapeutica abbia, su soggetti diversi, effetti terapeutici e/o indesiderati differenti ed eventualmente che si esplichino con quantitativi differenti di gocce assunte.

Quindi, l’unico schema posologico concreto è ad oggi quello sperimentale.
Basato sul graduale incremento del numero di gocce di medicamento, correlato alla valutazione clinica del paziente da parte del medico che lo segue.
Una valutazione che va fatta caso per caso.

In conclusione

  • Allo stato attuale non si possono a priori conoscere le gocce di estratto (olio) di Cannabis che il paziente deve assumere per ottenere l’effetto terapeutico desiderato.
  • I risultati preliminari di nuovi studi, sottolineano l’influenza dei fattori genetici sulla risposta della Cannabis medica alle diverse patologie, suggerendo alternative di trattamento personalizzate, basate sulla struttura genetica.
  • La sfida principale per gli studiosi, consiste nel fornire al paziente un tipo di terapia non solo efficace ma che risponda anche ai bisogni individuali del paziente.
    Una delle risposte principali offerte a questo tipo di  esigenza è la definizione di una terapia personalizzata.

Per il raggiungimento di questo obiettivo, saranno necessarie ulteriori analisi e un campione di soggetti più ampio, per rendere i risultati più consistenti e per indagare più in dettaglio la relazione tra genetica, variabili psicologiche e risposta al trattamento con Cannabis medica.

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